Recensione Huawei Mate 10 Pro [BLA-L29]

Sebbene non sia l’anno del debutto, la famiglia Mate di Huawei è sempre stata un po’ offuscata dalla gamma “P”. Sarà stata l’usanza di svelare i prodotti della linea phablet nella seconda parte dell’anno, un po’ i phablet stessi hanno impiegato più tempo a conquistare pubblico su larga scala.

Con Mate 10 Pro, che vi ho mostrato qui su AndroidItaly nell’hands-on delle scorse settimane, Huawei ha consacrato la linea Mate con un prodotto davvero bello, innovativo e maturo. Scopriamolo insieme!

 

Mate 10 Pro (in Italia la variante “non Pro” non sarà commercializzata) segna l’ingresso di Huawei, dopo alcuni concorrenti e diversamente dalla gamma P10, nell’arena degli schermi 18:9, che potremmo ormai definire il nuovo formato display dal 2017 in avanti.

Come ormai ci sta abituando il produttore cinese, la qualità costruttiva migliora di anno in anno ed anche stavolta non delude affatto. Il design frontale non spicca per particolare personalità, rovescio della medaglia rispetto agli schermi sempre più preponderanti. Nella parte alta troviamo una fotocamera da 8 megapixel ƒ/2.0 a fuoco fisso, posizionata a destra della capsula auricolare. A sinistra, oltre ai consueti sensori, un LED di stato RGB, a dirla tutta piuttosto piccolo e conseguentemente non sempre visibilissimo. Bene l’applicazione da parte del costruttore di una pellicola protettiva per lo schermo, senza scritte pre-stampate, che si può quindi scegliere di lasciare a maggior protezione del dispositivo. Aspettatevi però parecchie ditate rispetto al touch messo “a nudo”.

Lo schermo è un bell’AMOLED FullHD+ da 6 pollici, con risoluzione 2160 x 1080 pixel, che anche su questo modello consente di sfruttare ancora di più l’area di visione riducendo al minimo le cornici. Ottimo il supporto all’HDR 10, mentre ho trovato curiosa la scelta di non stondare gli angoli del display, stavolta in controtendenza rispetto agli altri concorrenti con schermi dello stesso formato. Gli angoli di visione sono ottimi e la doppia polarizzazione consente un’ottima fruibilità anche con occhiali da sole.

La parte posteriore è senza dubbio il lato più bello di questo phablet, e l’elemento di maggior rottura rispetto ai modelli precedenti. Largo al vetro, con splendidi riflessi in tutte le colorazioni ed una fascia orizzontale con effetto ottico diverso a dare un tocco ancora più premium rispetto ad altri dispositivi. Ed è proprio all’interno di questa fascia che Huawei ha collocato la doppia fotocamera realizzata con Leica da 12 megapixel RGB stabilizzata otticamente, coadiuvata da un secondo sensore monocromatico da 20 megapixel. Entrambi i sensori promettono un’ampia apertura ƒ/1.6, primi sul mercato (salvo concorrenti in uscita, finora ci eravamo fermati ad 1.7). La messa a fuoco, laser con sensore di profondità, contrasto e fase, è molto rapida. Al di sotto della fotocamera è posizionato il sensore biometrico, rapidissimo nel riconoscimento delle impronte e che può essere sfruttato anche per funzionalità aggiuntive come lo scorrimento delle immagini.

Sul lato sinistro troviamo il carellino porta SIM, che sono due (formato nano). Mate 10 Pro è infatti in grado di gestire – novità molto importante rispetto al mercato attuale – due SIM contemporaneamente in 4G, una delle due per la precisione 4.5G fino a 1.2 Gbps. Tra l’altro è possibile modificare in qualsiasi momento la SIM prescelta per la navigazione ad alta velocità dal menu relativo alle reti, senza perciò bisogno di scambiarle fisicamente. Nel momento in cui scrivo, inoltre, è supportato il VoLTE su rete TIM, ma è lecito aspettarsi che con i successivi aggiornamenti venga rilasciato anche per gli altri gestori, Vodafone in primis. La ricezione è molto buona ed ho trovato piuttosto rapido anche il riaggancio delle reti, quando perse. Manca invece, purtroppo, la possibilità di inserire una MicroSD poiché lo slot non è ibrido, un gran peccato.

Sul lato destro, oltre al bilanciere del volume, è presente il tasto di accensione e sblocco, mentre sul lato inferiore, oltre ad altoparlante e microfono, esclusivamente la porta USB-C: non è presente il jack audio da 3.5 mm, che portemmo iniziare a definire un outsider di questo 2017. Huawei toglie, Huawei dà: a parziale ricompensa è presente sulla parte superiore una porta ad infrarossi che è possibile utilizzare come telecomando universale tramite apposita applicazione, per tenere tutto sotto controllo dalla TV al climatizzatore.

Lato hardware vero e proprio, Huawei fa debuttare il nuovo processore HiSilicon Kirin 970 octa core da 2,4 GHz, in tandem con GPU Mali G72 MP12. Su questa versione Pro la RAM è da ben 6 GB con 128 GB UFS 2.1 di memoria interna ROM, come anticipavo sopra non espandibili. La grande novità è però rappresentata dall’aggiunta di una NPU (Neural Power Unit), un’unità di calcolo dedicata esclusivamente all’intelligenza artificiale (mai sentito parlare di reti neurali?), al momento purtroppo sfruttata in modo abbastanza limitato ed in particolare per la fotocamera.

A livello di connettività, oltre a quanto già detto sulle reti mobili, Mate 10 Pro offre Wi-Fi 802.11 dual band ac, USB Type-C 3.1, NFC e Bluetooth purtroppo solo in versione 4.2. La geolocalizzazione sfrutta GPS, GLONASS e Beidou al posto di Galileo.

 

Il software è Android già in versione 8.0 Oreo, sul quale poggia l’interfaccia EMUI in versione 8.0 anch’essa. Rispetto ai primi tempi, Huawei ha fatto un grosso lavoro di affinamento e di semplificazione in modo da renderla molto più snella, mentre poco è cambiato sul fronte estetico.

Sempre presenti le opzioni per un controllo approfondito del consumo dati e del consumo batteria, che è da 4000 mAh e – forse anche grazie a queste ottimizzazioni – ci porta tranquillamente a sera anche con un utilizzo intenso di entrambe le SIM.

Alcune tra le principali app di messaggistica possono essere “sdoppiate” con la modalità “App gemella“, ma ne sono supportate poche. Con grande sorpresa non ho trovato, per esempio, Telegram (Whatsapp, Snapchat e Messenger però ci sono). Immagino sia risolvibile con un aggiornamento futuro. Tuttavia è anche possibile creare un’utenza parallela in cui installare account ed applicazioni diversi, ed alla quale accedere direttamente dal blocco schermo digitando un PIN diverso o utilizzando un’impronta differente. Tuttavia, in questo caso ci vorrà qualche istante perché il Mate dovrà caricare proprio un differente utente ed ibernare il precedente, con tutti i limiti conseguenti a partire dalle mancate notifiche dall’altra area, cosa che non avviene invece utilizzando App gemella.

Una bella novità è rappresentata dalla Modalità Desktop, che può essere attivata collegando il telefono via cavo HDMI ad un monitor o una TV. La maggior parte delle app funzionerà in modalità estesa, e nel tempo dovrebbero esserne supportate sempre di più.

La NPU inoltre consente l’utilizzo di diverse funzionalità come traduttore di testo e ricerca di immagini, piuttosto che un miglioramento in tempo reale della nostra voce in ambienti rumorosi o piuttosto troppo silenziosi, senza che si venga sopraffatti dalla soppressione dei rumori.

L’interfaccia scorre sempre fluida e senza interruzioni, complice anche il generoso quantitativo di RAM.

 

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La doppia fotocamera offre prestazioni davvero ottime ed una marea di pre-impostazioni davvero carine, molte delle quali ormai tipiche di Huawei come il “Light Painting”. Anche di notte, complici le moltissime opzioni, si ottengono begli scatti anche se dalla ƒ/1.6 mi sarei aspettato un intervento software meno aggressivo, ma che un utente medio difficilmente riconoscerà.

 

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Molto belli anche gli effetti ottenuti con la simulazione dell’effetto Bokeh grazie alla configurazione a doppia fotocamera, che viene offerta anche sulla camera anteriore.

La velocità di scatto è veramente rapida e si può fare il “punta e scatta” con il tasto volume in meno di un secondo: la messa a fuoco laser e la NPU, che adatta la modalità di scatto riconoscendo gli oggetti in tempo reale, fanno la loro parte.

Gli scatti in bianco e nero, grazie anche al sensore dedicato, meritano una menzione di merito, mentre non va meglio per l’HDR che non è automatico. Si può inoltre scattare in modalità Pro, come ormai sulla maggior parte degli Android di fascia alta, settando ISO ed tempo di apertura per citarne un paio, e salvare in RAW.

Ottima anche la qualità dei video, stabilizzati sia otticamente che digitalmente in FHD, mentre in 4k solo otticamente.

 

Chiudo con la confezione di vendita, talmente completa da offrire anche una comodissima cover in TPU che calza perfettamente e protegge il dispositivo da urti accidentali. Inoltre troviamo degli auricolari che sanno un po’ di mela (non sembra anche a voi?) con attacco USB-C, un adattatore USB-C/3.5 mm per auricolari più datati, cavo dati/ricarica ed un alimentatore da 5 A per ricarica “Supercharge”, che oltretutto è stata anche certificata dal punto di vista della sicurezza (il passato – degli altri – insegna). Manca purtroppo la ricarica wireless.

 

Per concludere, Mate 10 Pro è un bel dispositivo, che esce sul mercato già maturo e fa della doppia SIM 4G, della certificazione IP67 di resistenza ad acqua e polvere e della grande potenza hardware i suoi punti di forza, in bella vista grazie ad un ottimo schermo AMOLED 18:9. Presta invece il fianco con alcune piccole mancanze, leggasi ricarica wireless, Bluetooth 4.2 e memoria espandibile, ed un peso non proprio contenutissimo.

Ma si rivela complessivamente uno dei phablet (ma ormai, vista la crescita generale in dimensioni, potremmo chiamarlo smartphone a pieno titolo) che più mi sono piaciuti quest’anno, ben realizzato ed ottimazzato, convincente e (quasi) completo. Salato il prezzo, ma in linea con la concorrenza: 849 Euro.

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