Campi magnetici ed Alzheimer: uno studio vuole dimostrare il collegamento con gli smartphone

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Alla Washington State University è in corso uno studio su una possibile correlazione fra morbo di Alzheimer e uso degli smartphone. I campi elettro-magnetici wireless porterebbero ad accumuli di calcio, primo fattore di rischio.

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Che effetto ha la prossimità con i campi wireless sul cervello? – Androiditaly.com

Il morbo di Alzheimer è tristemente nota a molti per gli effetti che produce. Da persone lucide gradualmente di perde la memoria e poi la capacità di svolgere qualsiasi banale azione quotidiana. La ricerca studia da anni i fattori di rischio e la progressione di questa malattia, e una delle cause principali pare essere una variazione dei livelli di calcio intracellulare. 

Ma cosa può provocare questo accumulo? Secondo il professor Pall dell’Università Statale di Washington potrebbe essere causato dai campi elettromagnetici delle comunicazioni wireless. I campi infatti attiverebbero i canali del calcio voltaggio-dipendenti (VCGG) che portano questa sostanza all’interno delle cellule, come osservato negli animali. L’accumulo e la maggiore attività dei canali favorirebbero alo stesso modo l’insorgenza dell’Alzheimer, ma questo è già stato dimostrato da altri studi.

Dei pericoli rappresentati dagli smartphone si parla spesso, ma questo rappresenta un rischio ulteriore. Ma oltre agli amati cellulari i picchi di calcio sono dovuti anche ai radar delle auto a guida autonoma e ad altri dispositivi smart. Il professore di Washigton si spinge a sostenere che un’esposizione frequente ai campi magnetici possa ridurre la latenza del morbo di 25 anni.

La malattia di Alzheimer

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Cosa succede nel cervello con l’esposizione ai campi elettromagnetici? – Androiditaly.com

Se da un lato servono ulteriori evidenze scientifiche perché la tesi del professor Pall venga riconosciuta è evidente che l’età media dell’insorgenza dell’Alzheimer si sia abbassata. Negli ultimi 20 anni sono aumentati via via i casi di malattia precoce, addirittura in individui fra i 30 e i 40 anni. Si teme anche per gli adolescenti, che rischiano la cosiddetta demenza digitale in seguito alla dipendenza.

Nel sostegno alla sua tesi Pall ha citato uno studio sulla neurodegenerazione dell’encefalo dei ratti dopo un’esposizione giornaliera alle radiazioni delle torri telefoniche. Con sole 2 ore al giorno gli effetti sono apparsi devastanti. In quattro settimane il 34% dei neuroni è morto e si sono osservati diversi cambiamenti nel comportamento.

La regione del cervello più colpita dall’Alzheimer è l‘ippocampo, la sede dell’orientamento spaziale e dell’orientamento. Proprio qui analisi di altri studi hanno osservato scompensi in seguito all’influenza dei campi elettromagnetici. Ora si spera che la ricerca a breve faccia luce sul rischio effettivo.

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