Scoperto su Marte tracce di carbonio 12, lo stesso che ha permesso la vita sulla Terta: che sia la prova decisiva?

Il carbonio-12 è un isotopo di questo elemento che costituisce la sua percentuale più rilevante in natura. Viene associato ai processi biologici e in generale alla presenza di forme di vita. Che prospettive apre alla ricerca sul Pianeta Rosso?

marte superficie
Tracce di forme di vita, siamo alla conferma? – Androiditaly.com

La NASA continua a sondare Marte e il suo rover Curiosity ha delle novità da raccontare. Durante il prelievo di campioni di roccia all’interno del cratere Gale ha infatti trovato tracce di carbonio-12. Curiosity si trova all’interno di quell’area dal 2012 (momento del suo atteraggio). Dato che nel cratere Gale si trovaun enorme ammasso di sedimenti si tratta del sito più indicato per avere un’idea della storia di Marte.

Cosa comportano le tracce di questo isotopo del carbonio? Occorre una precisazione. Si tratta della struttura atomica più abbondante in natura di questo elemento perché si trova nelle molecole organiche. La vita è associata al carbonio-12, in sintesi. E nei campioni analizzati da Curiosity ce n’era una quantità molto superiore a quella riscontrata sinora sul suolo marziano.

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L’analisi delle 24 aliquote si è svolta riscaldando i detriti a 850°C per favorire il rilascio di metano. La presenza di carbonio è stata individuata grazie al sistema TIs (Tunable Laser Spectrometer). La scoperta ha subito acceso gli entusiasmi della rivista Pnas, gestita dall’Accademia americana delle scienze.

Ipotesi sui risultati

Cratere marte
Non tutto è vita…ma si può sognare. – Androiditaly.com

Sulla Terra questo isotopo sarebbe stato automaticamente associato ai resti di forme di vita. Per Marte però le ipotesi sollevate dalla scoperta sono tre. Una che favorisce il carattere biologico e due legate a reazioni chimiche avvenute a livello dell’armosfera.

La prima è la più ottimista. Il carbonio-12 sarebbe il risultato dei cataboliti rilasciati da forme di vita batteriche sotto forma di metano. La luce ultravioletta poi lo avrebbe modificato in molecole più grandi.

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La seconda delle ipotesi alternative prevede l’interazione a livello atmosferico fra la radiazione e ultravioletta e l’anidride carbonica. Questo potrebbe aver dato luogo alla sintesi di molecole contenenti carbonio poi depositatesi.

La terza e ultima infine si basa sull’idea di un evento raro verificatosi centinaia di milioni anni fa. Per la precisione si sarebbe trattato della collisione fra una nube ricca di carbonio e i pianeti del Sistema Solare.

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