Rischia un ergastolo per aver sbloccato smartphone illegalmente, il phishing dove meno te l’aspetti

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Sbloccare uno smartphone è già grave di per sé, replicare l’azione per centinaia di migliaia di volte può portare anche a un ergastolo. La storia di Argishti Khudaverdyan, un tempo proprietario di un negozio di T-mobile, ha davvero dell’incredibile. 

hacker ammanettato
Sono ben 14 in tutto i capi di accusa contro lo “sbloccatore seriale” di smartphone – Androiditaly.com

Il negozio T-Mobile che si trova nel quartiere Eagle Rock nella città di Los Angeles ha una storia controversa da raccontare. O almeno ce l’ha il suo ex proprietario, vale a dire Argishti Khudaverdyan. La sua attività principale pare non fosse la vendita ma invece il furto dei codici per sbloccare gli smartphone che poi vendeva in nero ai clienti.

Per avere accesso a queste informazioni prima di tutto l’uomo aveva sfruttato delle tecniche di phishing per rubare le credenziali dei dipendenti T-mobile. In tutto sarebbero state 50 le persone che hanno subito questo furto di dati, mentre gli smartphone sbloccati sarebbero sicuramente più di 100.000. Per ottenere le credenziali in particolare Khudaverdyan avrebbe inviato delle email al personale T-mobile e addirittura al reparto IT dell’azienda per farsi dare i codici di sblocco per gli account dei dirigenti.

Tra i capi d’accusa a carico dell’uomo non c’è solo la questione legata allo sblocco degli smartphone, ossia il riciclaggio. In tutto sono 14 e comprendono anche il furto di identità aggravato e la frode informatica. Singolarmente non porterebbero a punizione esemplari ma tutti assieme comporterebbero fino a 165 anni di carcere da scontare.

 T-Mobile nel mirino per anni

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Il furto delle credenziali ai danni dei dipendenti è andato avanti per anni. – Androiditaly.com

Per anni per Argishti Khudaverdyan non era neanche stato troppo difficile carpire i dati che gli servivano per la sua attività illegale. Quell’anno infatti era stato licenziato dal suo impiego presso il punto vendita Top Tier Solutions. T-Mobile infatti aveva già iniziato a sospettare qualcosa e aveva ritenuto opportuno allontanarlo il prima possibile. Ma l’uomo non si era arreso, sfruttando la rete interna dei negozi in cui si recava.

Non sarebbe stato da solo però, ma avrebbe avuto un complice nonché per un certo periodo anche collega di lavoro,  Alen Gharehbagloo. Sarebbe stato lui stesso a dichiararsi colpevole di accesso illegale a carico di sistemi informatici e di frode. Con i soldi ottenuti dalla vendita degli smartphone sbloccati i due non si sarebbero messi freni. Pare abbiano acquistato allegramente un’auto nuova e una casa in California oltre a un orologio molto prezioso.

 

🔴 FONTI: www.msn.com

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