Privacy violata dalle AI, con il riconoscimento fisionomico? Vestendosi così, la privacy è al sicuro

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Sembra quasi di trovarsi in uno scenario di utopia negativa nominando dei vestiti per impedire alle AI di riconoscere i visi delle persone. Però la startup Cap_able si basa proprio su questa forma di tutela della privacy sfruttando un “adversarial pattern”.

privacy donna
Esistono delle tinte e dei tessuti particolari per non essere identificati. – Androiditaly.com

Per tutelarsi davanti alla tecnologia e preservare la propria privacy esiste un metodo, e non prevede alcuna manomissione. Pare che sia sufficiente il giusto abbigliamento per trarre in inganno le AI, senza naturalmente doversi coprire il volto che risulta comunque illegale.

Il ragionamento alla base è ingannare i software di riconoscimento in modo che non capiscano di avere di fronte una persona. Se infatti comprendono di inquadrare un essere umano passano a cercare il viso per il riconoscimento facciale. Una strategia che non viola alcuna legge e che oltretutto è stata messa a punto grazie ad una ragazza italiana, Rachele Didero.

L’idea di mettere a punto i capi di abbigliamento che “nascondono” le persone alle AI è arrivata alla giovane dopo un soggiorno a New York. Così quest’anno è nata la startup chiamata Cap_able. Rachele la concepì tre anni fa per poi riuscire a renderla realtà grazie alla sua co-funder Federica Busani. Le due giovani hanno meno di trent’anni e hanno finanziato il loro progetto quasi completamente da sole escluso in piccolo aiuto della regione Piemonte, dove risiedono.

L’adversarial pattern

tessuti fantasia
Sono le fantasie più colorate e curiose a risultare mimetiche ai software di riconoscimento. – Androiditaly.com

Realizzare dei vestiti mirati ad ingannare le AI di riconoscimento delle persone prevede diversi approfondimenti sul machine learning e sui processi alla base di questi software. Ci sono precise combinazioni di colori che risultano più efficaci ma anche i tessuti hanno un ruolo saliente.

I materiali che riflettono di più la luce infatti sono più efficaci per confondere i software. Una buona scelta quindi può essere la seta, sia quella naturale che la viscosa, ossia un filato di seta artificiale realizzato con la cellulosa. Un altro tessuto molto usato da questa startup però è il cotone Egitto, fibra molto pregiata. Da evitare invece la lana, che riflette male la luce.

I colori utilizzabili sono in tutto 14 sfumature ricorrenti nei capi di abbigliamento di Cap_able. Occorre però organizzarli soprattutto in forme geometriche o anche circolari nel motivo di fantasia stampato sui vestiti. Più è elaborato il disegno più il software di riconoscimento viene “distratto” mentre la persona che li indossa passa in secondo piano.

 

🔴 FONTI: www.repubblica.it

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