Batteria “casalinga”? L’ultima ricerca del MIT propone un modello incredibile, e anche a basso costo

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Il MIT si è impegnato a gondo con una ricerca che mirava a creare una batteria alternativa e maggiormente funzionante. Come è stata composta esattamente? Scopriamo ogni singolo dettaglio al riguardo e vediamo in che maniera sia stata progettata.

"Batteria ""casalinga""? L'ultima ricerca del MIT propone un modello incredibile, ed anche a basso costo"
Nessuno era al corrente di una novità simile – Androiditaly.com

Il MIT, acronimo di Massachusetts Institute of Technology, ha costruito una nuova batteria basata su alluminio, zolfo e sale che ha sorpreso per le prestazioni e i notevoli vantaggi rispetto a quelle che utilizzano il litio, per altro vulnerabile ad esplosioni ed incendi in casi di danneggiamento o di uso improprio.

Il team di ingegneri dell’Università americana, quindi, ha cercato un’alternativa economica, trovandola nell’impiego di alluminio e zolfo per gli elettrodi e un elettrolita salino fuso in mezzo. Lo dice Donald Sadoway del MIT, professore a capo della squadra, che ha dichiarato qualcosa di interessante in una intervista: “Volevamo inventare qualcosa che fosse migliore, molto migliore, delle batterie agli ioni di litio per l’immagazzinamento stazionario su piccola scala e, in definitiva, per gli [usi] automobilistici“.

Le fasi di sviluppo della nuova batteria e gli esiti degli esami del MIT

"Batteria ""casalinga""? L'ultima ricerca del MIT propone un modello incredibile, ed anche a basso costo"
Il MIT propone un nuovo tipo di batteria – Androiditaly.com

Ma come ha avuto inizio questo programma? Lo hanno fatto prendendo in mano la tavola periodica e andando a cercare l’elemento chimico più diffuso. Dopo aver escluso il ferro si sono concentrati sull’alluminio, scegliendolo per il primo elettrodo. A quel punto il più abbondante fra i non metalli era lo zolfo, così come il secondo elettrodo era sistemato.

L’elettrolita non era nemmeno una buona scelta vista la sua infiammabilità elevata, quindi hanno messo alla prova alcuni polimeri per poi orientarsi verso dei sali fusi con punti di fusione relativamente bassi, vicini a quello di ebollizione dell’acqua, invece dei quasi 1.000 gradi Fahrenheit: “Una volta raggiunta la temperatura corporea vicina, diventa pratico realizzare batterie che non richiedano speciali misure di isolamento e anticorrosione“.

Ed è in tal modo che sono giunti alla creazione di una batteria dal costo molto ridotto e a zero rischio di incendio, ma che doveva dimostrare ancora il suo reale valore negli usi pratici. Nei test successivi le celle hanno confermato di sopportare centinaia di cicli a velocità di carica elevate; la rapidità di ricarica dipendeva fortemente dalla temperatura di lavoro, di conseguenza più calda era la batteria e meno tempo le era necessario per ricaricarsi.

🔴 Fonte: www.hwupgrade.it