I Bitcoin rovinano il nostro pianeta, uno studio ha svelato risultati scioccanti

Più che di estrazione di petrolio nell’area ambientalista si dovrebbe parlare di quella dei Bitcoin. Nel quinquennio trascorso i danni provocati dall’inquinamento legato al mining sono pari a 12 miliardi di dollari. Un impatto davvero enorme. 

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Produrre nuovi Bitcoin è un’attività con costi energetici altissimi che si ripercuotono sull’ambiente. – Androiditaly.com

Un’estrazione non pulita

Il recente Merge eseguito da un’altra criptovaluta molto quotata, Ethereum, ha suggerito che la consapevolezza relativa all’impatto ambientale stesse crescendo nel settore. E nemmeno la criptovaluta per eccellenza può negarlo. Analizzando infatti l’inquinamento generato dall’estrazione dei Bitcoin fra il 2016 e il 2021 emergono dati devastanti. I danni provocati si possono stimare sui 12 miliardi di dollari.

Una cifra simile rende il mining equiparabile in termini di inquinamento non solo al petrolio ma anche alla produzione di carne. Questo almeno è quanto si afferma in uno studio pubblicato sulla rivista online Scientific Reports, una pubblicazione open-access gestita da Nature Portfolio.

I dati relativi alle singole annate non sembrano più ottimisti. Considerato che nel 2020 c’è stato un considerevole aumento della produzione e degli investimenti non lo si può prendere come esempio. Tuttavia nell’anno della pandemia i consumi dovuti alla produzione di Bitcoin sono stati di 5,4 TWh, più di quella necessaria all’Australia.

Ironia della sorte, l’estrazione di un singolo Bitcoin viene a costare in termini di danni ambientali quasi metà del suo valore. Il petrolio arriva a perdere il 41%, ma le criptovalute ci vanno davvero vicine.

Esiste una soluzione legata al proof-of-work mining

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Con una modifica al sistema di coding delle criptovalute i consumi potrebbero ridursi. – Androiditaly.com

Considerato il rilievo che ha ormai il mercato dei Bitcoin considerare di cessarne l’estrazione del tutto sarebbe difficile. Qualche proposta per sfruttare solo le fonti rinnovabili esiste già, una delle quali sta prendendo piede in Italia. Tuttavia un gruppo di ambientalisti pare aver determinato che per ridurre notevolmente le emissioni di CO2 basterebbe una modifica al sistema proof-of-work.

Il motto che la campagna portata avanti utilizza è diretto: “Change the code not the climate”. A coordinare il tutto fra gli altri c’è la divisione statunitense di Greenpeace, una delle organizzazioni ambientaliste più famose e seguite. La sua azione diretta è altrettanto nota soprattutto per la tutela delle specie a rischio.

L’obiettivo che questa campagna intende raggiungere è far sì che anche Bitcoin si converta dal sistema di mining e coding proof-of-work a quello già adottato da Ethereum, ossia il proof-of stake. Questa transizione abbasserebbe i consumi legati all’estrazione della criptovaluta del 99%.

 

🔴 FONTI: www.theguardian.com

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