Google Play denunciato da diversi stati: ecco perché

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(foto: Pixabay).

Arriva la causa all’antitrust dagli avvocati di diversi paesi: problemi per Google Play in diversi stati, ecco il motivo.

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Il logo Google (foto: YouTube).

Una nuova causa legale sembra prendersi l’attenzione dell’opinione pubblica. Dopo il caos scaturito dalla battaglia fra Epic Games e Apple, l’attenzione si sposta ora su un altro colosso del settore, Google.

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Come riportato, la scorsa settimana gli avvocati di circa trentasei stati avrebbero dato il via ad una causa antitrust contro Google, accusato di utilizzare il potere di mercato per costringere aziende e consumatori a pagare costi irragionevoli, istituendo un vero e proprio monopolio.

Google Play, azione antitrust negli USA

Diversi stati degli USA, tra cui California, New York, Arizona, North Carolina, Florida, Kentucky, Minnesota, avrebbero denunciato Google per una richiesta di commissioni fino al 30%; la richiesta è quella di impedire a Google di “limitare illegalmente il commercio”, “creare monopoli” legati alle app Android e la gestione dell’elaborazione dei pagamenti delle app Android. Inoltre, si richiede anche un risarcimento anche per i consumatori.

Tra le accuse principali a Google ci sarebbe quella di aver chiuso l’ecosistema Android alla concorrenza, per permettere a terzi di inserirsi come intermediari tra sviluppatori e utenti. In questo modo, Google guadagna fino al 30% di ogni transazione effettuata tramite Android; per questo motivo utilizza strategie anticoncorrenziali, oltre a impedire alle app di avere successo anche attraverso altri software di distribuzione Android.

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Problemi per Google (foto: Pixabay).

Anticipando anche la possibile risposta di Google, l’accusa evidenza come il Play Store distribuisce “oltre il 90% di tutte le app Android” e nessun altro app store Android ha più del 5% del mercato.

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In risposta alla accuse, Google si difende dichiarando come applichi meno restrizioni rispetto ad altre piattaforme mobili; il riferimento è a come Apple blocca altre app di distribuzione software sui suoi dispositivi, motivo per il quale è stata citata in giudizio da Epic Games. Di certo, i tempi per la causa andranno per le lunghe e la vicenda rimarrà dunque al centro del dibattito ancora per un po’.

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