Ban per 600 marchi cinesi su Amazon: controllate tra i vostri prodotti

Dopo diversi mesi di osservazione Amazon procede e mette fuori dal suo marketplace le aziende con feedback ingannevoli 

Magazzino Amazon e Poste Italiane (Pixabay)
Tante aziende cinesi messe al bando ma basterà questo a garantire una maggiore qualità dei prodotti? – Androiditaty.com

Quanti tra noi, al momento di fare un acquisto sul più grande marketplace del panorama internazionale, prima di procedere e mettere il prodotto del carrello, non hanno deciso di dare una sbirciata alle recensioni?

Sono notoriamente i consigli spassionati di chi ha già provato un determinato articolo a spostare la lancetta delle nostre decisioni e farci preferire un’azienda anziché un’altra.

Il sistema delle stelline, più c’è ne sono meglio è, e sopratutto i feedback orientano, in parte, le nostre scelte. Grandi quantità di questi ultimi sono, di regola, sinonimo di veridicità. Ma sarà sempre così? Forse si ma non in tutti i casi.

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A mettere la parola fine a quelle aziende che non utilizzano in maniera etica il sistema di valutazione ci ha pensato infine Amazon, che dopo un attenta e prolungata osservazione dei comportamenti ha stilato una lista nera e ha buttato fuori chi proprio disdegna i principi della sua policy in tema di integrità e trasparenza.

Se l’azienda pratica una politica basata sulla scorrettezza, per Amazon, è fuori

Containers Amazon e Poste Italiane (Pixabay)
Una politica trasparente e un sistema meritocratico sono i valori che si pone il brand anche decidendo di rinunciare a qualche fornitore – Androiditaly.com

Ad inizio anno a sparire dalle ricerche erano stati marchi come Aukey, una azienda nota sopratutto per la produzione di powerbank e cuffie wireless, seguita poi da Mpow e VictSing. Ma la dinamica della loro esclusione era ancora avvolta nell’incertezza.

Gli analisti più esperti si espressero in quel caso associando l’eliminazione di questi nomi da Amazon ad un scoperta di un enorme database di 7 GB pieno di dati sensibili di utenti che avevano barattato una recensione positiva, commissionata con dettagli e foto, in cambio di un rimborso all’acquisto senza necessità di reso.

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Oggi invece si sa per certo che le 600 società cinesi messe al bando avevano applicato metodi fraudolenti, violando i termini di servizio stilati nel 2016 da Amazon, e svolgendo, in sostanza, pratiche di concorrenza sleale. Dunque è proprio grazie a questa ferma presa di posizione che si è corso ai ripari, e si cerca di ricreare quel sistema qualitativo di cui l’azienda fa il suo vanto.

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