Con questa AI i ricercatori potranno parlare con le balene? Sembra di si, e non sarà un dialogo a senso unico

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I cetacei sono tra i mammiferi più intelligenti oltre che peculiari per abitudini e habitat. Da anni la ricerca prova ad indagare sul loro linguaggio, o meglio sui loro versi. Ora grazie all’intelligenza artificiale si sta tentando di instaurare un vero dialogo. 

balena nuota
Con un algoritmo potrebbe essere possibile comunicare davvero con questi animali. – Androiditaly.com

Ultimamente i neuroecologisti hanno deciso di puntare non solo a comprendere il linguaggio degli animali ma a provare a dialogare. Si tratta indubbiamente di un obiettivo ambizioso e che richiede una profonda conoscenza degli schemi che le specie utilizzano per comunicare. Tra le specie più adatte a questo nuovo impiego degli algoritmi delle AI ci sono i ratti talpa, i pipistrelli e i grandi cetacei, le balene.

I sistemi di apprendimento automatico sono proprio la base per riuscire ad apprendere come rapportarsi con questi mammiferi. Una ricerca interessante citata anche sul giornale statunitense The New York Times ha rivelato che i ratti talpa hanno addirittura dei “dialetti”. In ogni colonia infatti l’individuo dominante instaura una sorta di variazione del linguaggio di tutti gli altri. Una simile strategia aiuta molto a riconoscere i membri del proprio gruppo e a non venire invece a contatto con individui di una colonia rivale.

Come comunicare con le balene?

balena in acque profonde
L’idea è di mettere a punto dei messaggi da inviare alle balene grazie a una AI. – Androiditaly.com

Un ambito in cui i ricercatori puntano ad avere presto risultati è la creazione di una AI per imitare i versi delle balene. Un generatore di risposte come può esserlo un bot, un simulatore di conversazione tarato sul linguaggio e sui vocalizzi di questi animali. Un modo per generare risposte plausibili oltrepassando la barriera linguistica fra le specie

L’idea è nata nel 2017 con la fondazione di un’organizzazione no-profit chiamata Project CETI, che si rivolge in particolare a grandi cetacei, tra cui anche i capodogli. Proprio questa specie presenta una peculiarità perché comunica con suoni brevi e non continui, separati da pause. Dalle registrazioni di questi vocalizzi dovrebbe partire l’analisi dell’algoritmo che rivedrebbe la libreria di suoni partendo dal presupposto di avere di fronte un linguaggio.

Un possibile ostacolo potrebbe essere la semplicità dei segnali fra cetacei, poiché il linguaggio umano è articolato e complesso. Inoltre servirebbe che tale idioma non fosse innato nella specie ma appreso durante la crescita.

Ci sono diversi gruppi di ricerca che studiano la comunicazione con le specie animali basandosi su osservazioni etologiche, tra cui l’istituto Interspecies Internet.

 

🔴 FONTI: www.focus.it

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